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Andrej Romanovich Chikatilo

"Il Cannibale Di Rostov"
Parte 2
Questi omicidi segnarono l'inizio dell'operazione di polizia denominata "Sentiero nel Bosco" che prendeva il nome proprio dalla zona in cui venivano recuperati la maggiorparte dei cadaveri.Nonostante l'alto numero dei delitti in una città dal tasso di criminalità piuttosto elevato come Rostov, fu subito chiaro agli inquirenti che quelli non erano omicidi normali, non soltanto per l'enorme numero di coltellate che venivano trovate sui corpi ma anche per il modo in cui il "mostro" si accaniva sulle povere vittime: molti di quei corpi venivano trovati orribilmente mutilati, talvolta lo stomaco veniva squarciato e gli organi sessuali tagliati, e come firma finale in genere (ma non sempre) erano accecate con delle coltellate agli occhi, forse per non sopportare la vista del loro sguardo terrorizzato con gli occhi sbarrati, prima della morte. Il medico legale ci tenne peraltro a mettere in evidenza che molte di quelle orribili mutilazioni venivano effettuate mentre la vittima era presumibilmente ancora viva e cosciente.
Dopo il feroce exploit estivo, Chikatilo si prese una pausa di qualche mese e poi tornò all'azione l'11 dicembre 1982, giorno in cui nelle vicinanze di Novoshakhtinsk trovò sul suo cammino la piccola Olga Stalmanechok di appena 10 anni. Quel pomeriggio la bambina sarebbe dovuta tornare a casa in autobus, dopo la scuola di musica, come faceva ogni giorno, ma per un fatale capriccio del destino l'autobus si ruppe e fu costretta a proseguire il cammino a piedi. Durante il tragitto incontrò Chikatilo che la abbordò e la portò con sé su un altro autobus, verso una zona isolata dove poi venne uccisa similarmente alle altre vittime precedenti. Chikatilo in quel caso fu visto da molti testimoni ma anche in quel caso le indagini non furono particolarmente approfondite e non si venne a capo del caso. Ci fu inoltre anche uno sciacallo che spedì una lettera alla famiglia della vittima, impersonificando il "mostro", il che sviò e ritardò ulteriormente le indagini.
Arrivò così il 1983, anno in cui Chikatilo incrementò ulteriormente le sue azioni omicide, nonché un anno in cui i suoi problemi interni al lavoro e alla famiglia aumentarono considerevolmente; sul lavoro era costantemente rimproverato e tenuto a debita distanza per i suoi comportamenti strani, mentre in famiglia la moglie era sempre più insoddisfatta del continuo assenteismo del marito ed aveva grosse difficoltà ad educare il figlio minore Yuri, che era in un delicato periodo della crescita ed aveva un carattere sempre più aggressivo e difficile. Tuttavia nonostante le sue stranezze nessuno pensava ancora che potesse essere un assassino e persino dopo il suo arresto nel 1990, molti pensarono che si trattava di un errore. Tuttavia una sua collega di lavoro si ricordò in seguito di un episodio accaduto proprio in quell'anno, dopo che per curiosità sbirciò in un quadernetto dove Chikatilo in genere scriveva appunti. Scoprì che sulle pagine bianche erano disegnate tante piccoli croci: solo dopo alcuni anni ne capirà il terribile significato....
Nell'estate del 1983 fu mandato da Mosca un gruppo speciale di esperti per cercare di risolvere il caso, il gruppo comprendeva rappresentanti della polizia e del Ministero degli Interni, tra questi il più importante era Vladimir Kazakov, un uomo esperto in questo tipo di crimini che dopo aver studiato attentamente il caso, capì di trovarsi di fronte ad un unico assassino e cercò di riorganizzare le indagini in maniera più efficiente, intanto però Chikatilo continuava a colpire.
La decima vittima fu Laura Sarkisyan, una quindicenne di origine armena, uccisa tra il 15 e il 30 giugno 1983, la paternità di Chikatilo in questo omicidio si venne a sapere soltanto dopo la sua confessione, il cadavere non fu mai ritrovato.
Successivamente uccise per la prima volta una ragazzina che già conosceva, anziché una sconosciuta come faceva di solito. Si trattava della tredicenne Ira Dunenkova, sorellina di una sbandata che di tanto in tanto si portava nella sua casetta in Mezevhoi Pereulok. In un pomeriggio di un giorno imprecisato nel luglio 1983 Chikatilo incrociò casualmente la ragazzina all'esterno della stazione dei treni di Shakhti, le offrì un pezzo di torta e poi la condusse fino ad un punto abbastanza isolato nel Parco degli Aviatori dove cercò subito di stuprarla ma non gli riuscì, quindi tirò fuori di nuovo il suo coltello e la uccise, straziandone il corpo. Il suo cadavere verrà trovato un mese dopo nel parco.
Seguirono numerosi altri omicidi in un breve lasso di tempo: Lyuba Kutsyuba, 24 anni, uccisa nel luglio 1983; Igor Gudkov, 7 anni, ucciso l'8 agosto 1983; Vakya Chuchulina, 22 anni, uccisa nel settembre 1983 ed una ragazza mai identificata, probabilmente una vagabonda o una prostituta, di età apparente tra i 18 e i 25 anni, uccisa nello stesso periodo.
La polizia convintasi di avere a che fare con un malato di mente cominciò a cercare possibili sospetti tra le persone con problemi psichiatrici e a chiedere informazioni a vari esperti del settore. Anche quell'operazione tuttavia non portò a nulla di buono se non all'arresto di due innocenti, internati in un ricovero per handicappati, tali Kalenik e Shaburov, che dopo essere stati arrestati per un furto, forse per le eccessive pressioni degli inquirenti, confessarono vari delitti, ma ben presto furono scagionati quando il "mostro" colpì ancora; il 27 ottobre, ai danni di Vera Shevkun, una prostituta diciannovenne uccisa nei dintorni di Shakhti, e il 27 dicembre ai danni di Sergey Markov, un ragazzo di 14 anni con problemi di handicap, ucciso a circa un chilometro e mezzo a nord della città di Novocherkassk.
La polizia, per nulla scoraggiata continuò a cercare nell'ambito delle persone con problemi psichici o con ritardi mentali e arrestò altri due ragazzi provenienti dallo stesso istituto dei primi due: tali Tyapkin e Ponomarev. Anche loro confessarono ma anche loro erano innocenti, e non ci volle molto tempo per capirlo, dato che pochissimi giorni dopo, il 9 gennaio 1984, Chikatilo uccise un'altra ragazza, Natalya Shalapinina, di 17 anni. Il suo cadavere venne trovato il 10 gennaio nel Parco degli Aviatori in uno stato terrificante, letteralmente coperta di pugnalate. Inoltre, aspetto nuovo rispetto agli omicidi precedenti, l'assassino in quel caso aveva asportato il naso, il labbro superiore e un dito della mano sinistra.
Il 1984 fu un anno pessimo per Chikatilo, sopratutto dal punto di vista lavorativo: accusato di aver rubato 70 metri di linoleum durante un trasporto da Mosca, venne licenziato a febbraio e formalmente incriminato di furto di proprietà dello Stato. Allo stesso tempo i suoi delitti aumentarono vertiginosamente e nel solo 1984 Chikatilo uccise ben 15 persone.
Lo stesso giorno del suo licenziamento Chikatilo uccise la sua diciannovesima vittima: Marta Ryabyenko, una donna di 44 anni, quindi di età piuttosto al di fuori del target solito dell'assassino ma evidentemente Chikatilo quella sera aveva bisogno di sfogarsi con la prima sbandata che le capitava tra le mani. Marta Ryabyenko era una prostituta vagabonda, alcolizzata e piena di malattie veneree, un tempo era stata felicemente sposata ma poi aveva rotto con il marito ed era finita a battere il marciapiede. Chikatilo la massacrò di coltellate nel Parco degli Aviatori a Shakhti. Anche per quell'omicidio fu accusato e imprigionato un innocente, un uomo chiamato Besorski, che aveva precedenti per stupro.
Poco più di un mese dopo avvenne un altro omicidio che fornì la prima delle prove che poi condusse la polizia al vero assassino. Il 24 marzo 1984 Chikatilo uccise Dima Phtashnikov, un bambino di 10 anni il cui cadavere fu ritrovato 3 giorni dopo in quartiere dormitorio alla periferia di Novoshakhthinsk, conosciuto con le iniziali di ATX. Il bambino era stato massacrato con 54 pugnalate, numerose di esse intorno agli occhi. In quel caso Chikatilo si fece notare più di altre volte, una donna fece una sua descrizione abbastanza precisa alla polizia che trovò inoltre un'impronta dell'assassino nel fango, di misura 43.
Le successive vittime furono una madre e sua figlia, Tanya e Sveta Petrosyan, che, come nel caso di Ira Dunenkova, conoscevano già il loro assassino. Era il maggio 1984, un periodo in cui Chikatilo era alla ricerca di un nuovo lavoro; un giorno si trovava nei pressi della stazione di Shakhti quando incontrò Tanya Petrosyan, che lavorava al buffet della stazione e che in passato era stata sua amante per un breve periodo. La donna aveva 32 anni ed era da poco stata lasciata dal marito quando questo aveva scoperto i suoi continui tradimenti. Per qualunque uomo interessato a lei quello sarebbe stato il momento giusto per provarci e Chikatilo non perse l'occasione, solo che le sue intenzioni erano ben diverse da quelle degli altri uomini. Tanya affascinata dalla sua cultura e gentilezza decise di accettare di uscire ancora con lui ma prima volle invitarlo a casa sua. Chikatilo accettò e andò a trovarla facendosi promettere che però lei non avrebbe parlato del loro incontro con nessuno, questo nonostante che lei non conosceva neanche il suo cognome.
Chikatilo si recò a casa della donna e insieme presero un appuntamento per alcuni giorni dopo alla stazione ferroviaria di Shakhti, dove lei si sarebbe dovuta recare portando con sé anche la figlioletta Sveta di 11 anni.
Quel giorno lui salì sul treno dove si trovava Tanya con la figlia e riconobbe subito il loro scompartimento, insieme si recarono in una località isolata nel bosco, chiamata Sady, che lui aveva esaminato e scelto nei giorni precedenti in quanto in quella zona il passaggio di persone era quasi nullo. Insieme penetrarono nel fitto bosco fino a giungere in una zona particolarmente isolata e lì si sdraiararono sull'erba. La piccola Sveta aveva ricevuto in regalo una bambola e si era allontanata mentre intanto Tanya (che quel giorno aveva bevuto qualche bicchiere di troppo) e Chikatilo cominciarono ad amoreggiare. Chikatilo inizialmente provò qualche gioco erotico e successivamente tentò di penetrarla ma i suoi annosi problemi di impotenza lo tradirono ancora una volta, per tutta risposta Tanya, piuttosto allegra e alticcia, gli disse una frase che segnò la sua fine: "E tu saresti un vero uomo?". Chikatilo in quel momento non riuscì più a trattenersi e da uomo gentile ed educato qual'era fino a pochi attimi prima si trasformò in un animale, si alzò e come se niente fosse raggiunse la sua borsa estraendone un lungo ed affilato coltello da cucina. Prima ancora che Tanya riuscisse a capire cosa stava accadendo, lui le si avvicinò e le piantò il coltello in un orecchio. Le urla della ragazza scuoterono l'intera foresta, mentre intanto Chikatilo cominciava ad eccitarsi alla vista del sangue e del panico della donna. Alla fine, sempre dalla borsa, prese un martello e cominciò a martellare selvaggiamente la sua vittima fino ad ucciderla. Paragonato ad alcuni altri suoi omicidi questo era finito presto, ma rimaneva ancora la bambina.
Sveta, dopo aver sentito il primo grido della madre, rimase pietrificata, lasciando cadere la bambola a terra, poi si diresse nella direzione da dove era provenito l'urlo senza minimamente immaginare cosa potesse essere accaduto. Arrivata sul posto, quell'uomo che sembrava buono e gentile e che le aveva regalato una bella bambola, si era trasformato in una bestia mostruosa che, come in un incubo, iniziò a rincorrerla, completamente nudo, con un coltello in mano gridando come un pazzo, lei provò a scappare ma dopo un breve inseguimento, quell'uomo troppo forte e veloce per lei le fu addosso, infliggendole una feroce pugnalata con il coltello sporco di sangue con cui aveva colpito poco prima sua madre. Dopo quella prima terribile e profonda pugnalata, Chikatilo prese il martello e si accanì su di lei con una pioggia di martellate, infine terminò l'opera decapitandola. Il suo corpo fu trovato in luglio, con la testa staccata a circa 5 metri dal corpo. La madre di Tanya segnalò alla polizia la scomparsa della figlia e della nipote ma non seppe fornire descrizioni o informazioni utili sull'uomo con cui poteva essere andata, dato che Tanya non le aveva detto con chi usciva ed essendo che frequentava un gran numero di uomini, tutti perlopiù sconosciuti.
Nelle settimane immediatamente successive a quel fatto Chikatilo uccise altre 4 volte, le nuove vittime furono: Yelena Bakunina, 22 anni, prostituta uccisa tra il giugno e il luglio del 1984; Dima Ilarionov, 13 anni, ucciso il 10 luglio 1984; Anna Lemesheva, 19 anni, prostituta uccisa il 19 luglio 1984; Sveta Tsana, 20 anni, prostituta uccisa tra il 20 e il 30 luglio 1984.
Il conto totale delle vittime era salito a 26 ma nel corso dei successivi 2 mesi salì ulteriormente, fino alla quota di 32 vittime. Le sue vittime dell'estate 1984 furono nella maggiorparte dei casi uccise a Rostov e dintorni dove in agosto aveva trovato dopo lunghe ricerche un nuovo lavoro come Capo di Dipartimento in una fabbrica di Rostov, chiamata Sevkavenergoavtomatika. Il lavoro era piuttosto distante da casa, ma ci aveva messo molto per trovarlo e non era neanche male.
Il 2 agosto 1984, il giorno dopo essere stato assunto nell'azienda, Chikatilò uccise per la ventisettesima volta. La sua nuova vittima si chiamava Natasha Golosovskaya ed aveva 16 anni. I due si incontrarono ad una fermata dell'autobus vicino all'aereoporto di Rostov dopo che Andrej aveva finito la sua giornata di lavoro. La ragazza veniva dalla provincia e si trovava piuttosto disorientata in una grossa città come Rostov; aveva progettato di andare a far visita a sua sorella a Novoshakhtinsk ma non sapeva qual'era la strada migliore per arrivarci inoltre aveva cominciato a piovere e l'autobus tardava ad arrivare. Alla fermata c'erano solo loro due e Chikatilo ne approfittò per conversare con lei, poi alla fine disse: "anch'io sto andando lì, qui l'autobus non lo prenderemo mai, ti mostrerò una scorciatoia". La ragazza lo seguì e fu per lei un errore fatale: Chikatilo la condusse lungo un sentiero sterrato nel bosco vicino all'aereoporto e lì la assalì, strappandole i vestiti e colpendola più volte con un lungo coltello. Dopodiché, essendo che la zona era troppo frequentata lasciò di fretta e furia l'area. Il cadavere di Natasha fu trovato il giorno dopo da un guardiano del parco che notò una mano sporgente sotto un mucchio di foglie.
Una simile tattica Chikatilo la utilizzò per abbordare la successiva vittima, Lyuba Alekseyeva, una ragazza di 17 anni uccisa il 7 agosto. Ma a differenza dell'omicidio di Natasha, quello di Lyuba fu molto più cruento: Chikatilo ebbe così tanto piacere dalla sua sofferenza che prolungò il più possibile la sua agonia piantandole deliberatamente il coltello nelle parti del corpo dove sapeva che le ferite non avrebbero portato subito alla morte.
Il cadavere di Lyuba fu trovato due giorni dopo, mentre Chikatilo si trovava a 2.000 Km. da Rostov, a Tashkent, capitale dell'Uzbekistan, dove aveva un lavoro da svolgere.
Chikatilo sarebbe rimasto in quella città una sola settimana, dall'8 al 15 agosto, e in quel breve periodo riuscì ad uccidere altre due donne. La sua intenzione era chiara fin dall'inizio, quando, appena dopo essere atterrato a Tashkent si recò da un ferramenta per comprare un grosso coltello, poi, il giorno dopo, finito il lavoro in fabbrica salì su un autobus che portava ad una spiaggetta sul fiume Tashkent e lì incontrò una donna. Chikatilo la aggredì, la uccise e poi la decapitò, il suo corpo fu ritrovato il 16 agosto, ma era senza testa, che fu ritrovata mesi dopo, il 7 ottobre. La polizia non riuscì mai a stabilirne l'identità.
Quattro giorni dopo, il 13 agosto, ad essere uccisa fu invece Akmaral Seidalieva, una bambina di 12 anni, che era fuggita da Alma-Ata in Kazakhistan e non si sa bene come, era finita a Tashkent a circa 1.000 Km. ad ovest. Qui per sua sfortuna incontrò Chikatilo che la massacrò di coltellate.
Entrambi i corpi presentavano gli inconfondibili segni dell'opera del "Mostro di Rostov" ma nessuno pensò ad informarsi con i colleghi di una città così distante come Rostov e quindi fu scartato a priori qualsiasi collegamento con altri omicidi. un'altra occasione per catturare l'assassino era stata persa.
Tornato dal viaggio di Tashkent, il comportamento di Chikatilo si fece sempre più bizzarro, sul lavoro i suoi sottoposti si erano ormai abituati al loro superiore, tuttavia alcuni suoi comportamenti erano veramente strani, spesso arrivava sul lavoro sporco e trasandato, quasi come se avesse dormito nei suoi stessi vestiti, a volte si addormentava sulla scrivania, inoltre ogni volta che squillava il telefono saltava in piedi quasi trasalendo, ancora i suoi colleghi non sapevano che Chikatilo temeva che ogni telefonata che gli giungeva poteva essere quella di un superiore che gli diceva che un ufficiale di polizia voleva parlare con lui e tantomeno potevano immaginare i motivi di quel suo timore.
La successiva vittima fu un bambino di 11 anni di nome Sasha Chepel, abbordato ad una fermata dell'autobus il 28 agosto 1984. Erano già le otto di sera e gli autobus, tutti strapieni di passeggeri passavano uno dopo l'altro senza neanche sostare alla fermata da tanto erano carichi, era tardi e Sasha era preoccupato del fatto che la madre a quell'ora poteva essere già in pensiero. Chikatilo era con lui alla fermata e trovò il modo di approfittarne: "Perché non passiamo dal mercato centrale? E' il capolinea e da lì potremo prendere l'autobus." Sasha accettò il suggerimento ma anziché condurlo al mercato, Chikatilo lo condusse attraverso un ponte sul Don, fino a raggiungere una spiaggetta sulla riva, dove tempo prima aveva già ucciso Lyuba Alekseyeva. Non appena giunti sul posto Chikatilo saltò addosso al bambino e lo mutilò così barbaramente che alcuni giorni dopo, il padre, alla vista del cadavere del figlio in obitorio, con gli occhi completamente cavati, svenne. Non poteva credere che un uomo fosse capace di tanto e cercò di convincersi che a fare quel macello era stato qualche corvo.Nonostante l'intensificarsi dell'operazione di polizia, i giornali locali rimanevano in silenzio, durante il regime sovietico nei giornali veniva data pochissimo se non nullo risalto alle notizie di cronaca e questo non faceva che facilitare l'assassino, che continuava ad agire nell'ombra indisturbatamente.
Il trentaduesimo omicidio della serie avvenne la sera del 6 settembre 1984, quando Chikatilo incontrò ad un'altra fermata dell'autobus Irina Luchinskaya, una ragazza di 24 anni dallo stile di vita molto aperto e libertino. Chikatilo attaccò bottone e le propose di andare con lui in un boschetto vicino a fare sesso, lei, che per qualche motivo trovava interessante quell'uomo accettò. Giunti sul posto si sdraiarono sul terreno e Chikatilo provò ad avere un rapporto senza riuscirci, Irina per tutta risposta gli urlò contro dandogli dell'uomo triste e patetico. Chikatilo accecato dalla rabbia le diede un violento pugno in faccia e mentre lei ancora riprendeva fiato prese il coltello dalla borsa e iniziò a pugnalarla. Durante il massacro ebbe un orgasmo, quindi abbandonò il cadavere sul terreno ed ancora ebbro di sangue ed in stato quasi di trance, anziché tornare dalla moglie a Shakhti, decise di passare la notte in ufficio.
Pochi giorni dopo la polizia arrivò per la prima volta molto vicina al definitivo arresto di Chikatilo, quando un solerte ufficiale di polizia vide un uomo sospetto aggirarsi per le strade di Rostov e, convinto di avere tra le mani l'assassino, effettuò un rapido controllo che sembrava confermare i suoi sospetti. Nella borsa che Chikatilo portava con sé vi era un lungo coltello ed alcuni metri di corda, inoltre si scoprì che in passato era già stato interrogato a proposito del suo primo omicidio. Per giunta corrispondeva in parte all'identikit fatto da una testimone dopo l'omicidio di Dima Phtashnikov. C'erano abbastanza elementi per arrestarlo e così fu.
Tuttavia nelle settimane successive all'arresto, gli accertamenti delusero ancora una volta gli inquirenti: in base alle analisi dei resti di alcune delle vittime si sapeva che il gruppo sanguigno dell'assassino era AB mentre quello di Chikatilo era di gruppo A, in conseguenza di questo fatto le autorità non trovarono altra scelta che scarcerarlo dopo soli 3 mesi di detenzione. Solo alcuni anni dopo una ricerca scientifica stabilì che in rarissimi casi il sangue e lo sperma di un uomo possono essere di gruppi diversi.
Ad ogni modo Chikatilo solo uno degli innumerevoli sospettati in quella gigantesca indagine che coinvolse 5.845 pregiudicati, 10.000 malati di mente potenzialmente pericolosi, 419 omosessuali, 163.000 automobilisti ed anche numerosi vagabondi, addetti ai macelli e persino poliziotti quando si seguì la pista che l'assassino potesse essere un poliziotto o ex-poliziotto che usufruiva del suo documento o della divisa per farsi seguire dalle vittime. Incredibilmente in seguito a quelle indagini che coinvolgevano qualcosa come il 10% della popolazione dell'intera regione, erano riusciti a risolvere 1.092 casi, tra cui 95 omicidi, 245 stupri, 140 casi di lesioni, mancava però una persona: l'assassino che stavano cercando.
Chikatilo tornò in libertà il 12 dicembre 1984, non aveva più il lavoro come direttore del reparto rifornimenti nella fabbrica Sevkavenergoavtomatika, ma ne trovò un altro a Novocherkassk come semplice ingegnere, non era allo stesso livello del lavoro precedente ma non era neanche malaccio e la famiglia aveva in questo modo di che vivere. La moglie non seppe mai il ver motivo per cui era stato arrestato e si convinse che si trattava solo di furto (ed in effetti era anche per furto ma non era il motivo principale).
Dopo il suo rilascio Chikatilo cercò di trattenersi dal commettere altri crimini il più a lungo possibile, ma giunto ad ormai un anno dal suo ultimo omicidio non riusciva più a trattenersi e così, l'1 agosto 1985, colpì nuovamente, mentre si trovava a Mosca per lavoro, uccidendo una ragazza di 18 anni di nome Natalya Pokhlistova. Si incontrarono su un treno e lei, vestita quasi di stracci, gli chiese se aveva qualcosa da bere o da mangiare.. Chikatilo capì al volo che poteva trattarsi di una nuova preda e le disse che aveva quello che voleva, se fosse scesa con lui e l'avesse seguito in un posto al riparo da sguardi indiscreti per fare sesso. La ragazza accettò e Chikatilo la condusse fino a quello che sembrava un posto adatto. I due si spogliarono con l'intenzione di fare l'amore ma quando Chikatilo si rese conto di non riuscirci, tirò fuori il suo coltello e pugnalò la ragazza per 38 volte, quindi la strangolò.
Per una strana coincidenza anche Vladimir Kazakov, il rappresentante del Ministero degli Interni che seguiva il caso dell'"assassino del sentiero nel bosco" era tornato in quei giorni a Mosca e riuscì a collegare gli omicidi di Rostov con quello di Natalya Pokhlistova ad un'unica mano, per via delle inconfondibili coltellate agli occhi inferte alla vittima. Furono fatte varie indagini per capire come l'assassino era giunto a Mosca e dove aveva dormito, ma non portarono a nessun risultato dato che Chikatilo vi era giunto in treno e sui treni non si fanno controlli sui passeggeri.
La seconda ed ultima vittima del 1985 morì invece a poca distanza dall'abitazione di Chikatilo, si trattava di Irina Gulyayeva, una ragazza di 18 anni, vagabonda, ritardata mentale, senza casa e senza amici che finì per diventare una facile preda.
Dopo l'omicidio della Gulyayeva, che era la sua trentaquattresima vittima, Chikatilo non uccise più per quasi 2 anni prima di tornare a colpire e non fermarsi più. Forse il ricordo del suo recente arresto l'aveva indotto ad usare più cautela e per un lungo periodo di tempo cercò di tenersi fuori dai guai, sebbene le tentazioni fossero sempre tante.
Chikatilo ricominciò ad uccidere nel 1987, colpendo per 3 volte, tutte fuori dai suoi confini abituali, mentre era in viaggio per lavoro. Le vittime furono: Oleg Makarenkov, 13 anni, ucciso il 16 maggio 1987 nei pressi di Ekaterinenburg (all'epoca Sverdlovsk); Ivan Bilovetski, 12 anni, ucciso il 29 luglio 1987 nella città ucraina di Zaporozhye; e Yura Tereshonok, 16 anni, ucciso a San Pietroburgo (all'epoca Leningrado), il cui cadavere non fu mai ritrovato.
L'anno dopo, nel 1988, Chikatilo ottenne una promozione sul lavoro, diventando capo della sezione metalli ferrosi del dipartimento rifornimenti dell'azienda in cui lavorava e riuscì anche ad ottenere un posto da impiegata in azienda per la figlia Lyudmila, che all'epoca aveva 23 anni. Presto però cominciarono anche lì i problemi, e i superiori non perdevano occasione per criticare il suo rendimento ad ogni occasione, talvolta umiliandolo di fronte alla figlia. Chikatilo per sfogare lo stress non trovò di meglio che uccidere ancora e ancora, approfittando in qualche caso dei suoi numerosi viaggi per lavoro.
Nel 1988 uccise nuovamente 3 volte, la prima vittima fu una ragazza mai identificata, uccisa nell'aprile del 1988, la seconda vittima fu un bambino di 9 anni ucciso il 14 maggio 1988 e la terza vittima fu Zhenya Muratov, un ragazzo di 15 anni che soffriva di un grave ritardo mentale. Con queste nuove vittime, uccise tutte con i consueti metodi cruenti dell'assassino, il conto saliva a 40 vittime, ma il peggio doveva ancora avvenire, in quanto tra il 1989 e il 1990, Chikatilo perse del tutto il proprio autocontrollo, rendendosi protagonista di ben 13 omicidi in soli 16 mesi, prima del suo ultimo e definitivo arresto.
Il suo successivo omicidio avvenne all'inizio di marzo del 1989 ai danni della sedicenne Tanya Ryzhova, una ragazza sbandata e ribelle che beveva troppo, faceva sesso casuale con chi gli capitava e aveva spesso contatti con gente poco affidabile. Un giorno, mentre si trovava nei pressi della stazione di Shakhti incontrò la persona meno affidabile di tutte: Andrej Chikatilo. Questo individuò subito una possibile preda, attaccò discorso e lei gli chiese da bere e da mangiare. Lui la portò con sé fino all'appartamento vuoto della figlia Lyudmila, che dopo aver divorziato da suo marito era andata a vivere in un'altra casa, lasciando momentaneamente la proprietà della vecchia al padre. Chikatilo rifocillò Tanya e poi pretese del sesso, la ragazza acconsentì ma come al solito fece cilecca. A quel punto la ragazza si innervosì, cominciò ad urlare, pretendendo 500 rubli e che se non avesse pagato se ne sarebbe andata e l'avrebbe denunciato ad alcuni uomini della malavita locale a Rostov, che lei conosceva. Chikatilo cercò di calmarla e di zittirla e quando si accorse di non riuscirci, tirò fuori il suo coltello e lo ficcò in bocca alla ragazza mentre stava ancora urlando, poi dopo aver estratto il coltello ficcato in profondità nella sua gola la massacrò di coltellate fino ad ucciderla.
L'omicidio di Tanya Ryzhova era avvenuto in un luogo chiuso e il problema in quel caso era come farlo uscire da lì, Chikatilo risolse il problema a suo modo, ovvero in maniera cruenta: prese un grosso coltello da cucina e iniziò a macellare il corpo senza vita tagliando via per prima la testa e poi le gambe, quindi avvolse i resti nei vestiti della vittima e pulì tutto il pavimento con uno straccio. Poi uscì fuori a cercare qualcosa con cui trasportarla via, sul terreno c'era ancora della neve e quindi il sistema migliore era probabilmente una slitta, ne trovò una appoggiata ad un muro e fingendo di essere un barbone la utilizzò per trasportare il cadavere di Tanya che venne poi infilato in delle tubazioni che correvano lungo le rotaie della vicina ferrovia. I resti di Tanya Rhyzhova furono trovati 9 giorni dopo e come per gli altri omicidi non c'era nessuna traccia che potesse condurre gli agenti al responsabile di quel massacro.
Dopo quell'omicidio le autorità, accorgendosi che molti degli omicidi venivano effettuati nei dintorni delle stazioni decisero di utilizzare agenti sia in divisa che in borghese per controllare varie stazioni della zona nonché alcune poliziotte travestite da prostitute ed ubriacone, nella speranza di catturare l'assassino in flagrante, tattica questa che darà i suoi frutti ma solo dopo altri omicidi.
Nel 1989 Chikatilo uccise altre 3 volte, le sue nuove vittime furono: Sasha Dyakonov, 8 anni, ucciso l'11 maggio 1989; Lyosha Moiseyev, 10 anni, ucciso il 20 giugno 1989; e Yelena Varga, prostituta di 19 anni, uccisa il 19 agosto 1989.
Dopo quell'omicidio ci fu una nuova pausa nell'attività criminale di Chikatilo che coincise come già varie volte in passato con il periodo autunnale e invernale in cui l'assassino ha sempre ridotto i suoi crimini, probabilmente per una questione di opportunità considerando i gelidi inverni ucraini e russi.
Sullo sfondo di una Unione Sovietica ormai in via di dissolvimento nel 1990 si consumarono gli ultimi omicidi dell'"assassino del sentiero nel bosco".
Il primo a perdere la vita fu Andrej Kravchenko, un minuto bambino di 11 anni, appassionato di film dell'orrore, che fu convinto da Chikatilo a seguirlo con la promessa di poter assistere ad un bel film di quel genere, senza sapere che stava per entrare in un orrore autentico, molto più terribile di qualunque film avesse visto fino ad allora. Kravchenko come molte altre vittime fu finito a coltellate e strangolato.
Due mesi più tardi toccò a Yaroslav Makarov, di 10 anni, ucciso il 7 marzo 1990, quindi alla prostituta trentunenne Lyubova Zuyeva, uccisa nell'aprile dello stesso anno.
Dei successivi restanti 6 omicidi, i primi 5 furono tutti ai danni di bambini e adolescenti di sesso maschile sui quali Chikatilo si accanì con crescente sadismo e violenza, commettendo atti indicibili su di loro. Essendosi ormai specializzato in quelle orrende pratiche aveva imparato dove colpire per prolungare l'agonia delle vittime e quei ragazzi subirono una sorte terribile, massacrati da pugnalate non letali, probabilmente erano ancora vive e coscienti mentre il loro assassino penetrava con le mani dentro i loro corpi rovistando tra gli organi interni prima che sopraggiungesse la morte, alcuni pare siano morti proprio di shock durante quelle pratiche estreme ed aberranti. In alcuni casi nella frenesia omicida Chikatilo tagliò o staccò a morsi il pene delle sue vittime, senza tuttavia mangiarlo, nonostante le dicerie su un suo presunto cannibalismo.
Le cinque vittime di sesso maschile del 1990 furono: Vitya Petrov, 13 anni, ucciso il 28 luglio 1990; Ivan Fomin, 11 anni, ucciso il 14 agosto 1990; Aleksei Khobotov, 10 anni, ucciso il 28 agosto 1990; Vadim Gromov, un ragazzo di 16 anni con problemi di handicap mentale, ucciso il 17 ottobre 1990; ed infine Vitya Tishchenko, 16 anni, ucciso il 30 ottobre 1990.
Quello del povero Vadim Gromov, che già soffriva problemi di handicap, fu uno degli omicidi più brutali commessi dal serial killer. Chikatilo, dopo averlo condotto in un luogo isolato, lo aggredì di sorpresa, lo spinse a terra e gli tirò giù i pantaloni. Mentre la sua vittima giaceva faccia a terra, Chikatilo si tirò giù i pantaloni e le mutande e si strofinò il pene sulle sue natiche fino ad eiaculare. In quel momento il ragazzo raccogliendo le sue forze cercò di fuggire ma Chikatilo era troppo più forte di lui e prendendo dalla borsa una corda gli legò le mani e gli tolse il resto dei vestiti, quindi in un impeto bestiale gli strappò un pezzo di lingua con un morso e iniziò a menare colpi all'impazzata con il coltello. Quando Vadim morì, Chikatilò gli asportò i genitali e li gettò nel sottobosco.
L'ultimo omicidio avvenne all'inizio del novembre 1990, quando Chikatilo si accanì in maniera simile contro la prostituta ventiduenne Sveta Korostik. La ragazza era stata uccisa con numerosi colpi di coltello, i suoi genitali erano stati rimossi, la punta della lingua era stata amputata e i capezzoli erano stati tagliati. Prima di morire aveva provato a lottare ma Chikatilo anche in quel caso la ebbe vinta e dopo averla legata fece scempio del suo corpo.
Dopo quell'omicidio avvenne la cattura che partì da una segnalazione abbastanza casuale di un agente che alcune settimane prima, nell'ambito del pattugliamento delle stazioni e delle aree adiacenti ai boschi, aveva visto un uomo sospetto che usciva dal bosco con una macchia di sangue sul viso e gli chiese i documenti. Si trattava di Andrej Romanovich Chikatilo. Per caso in quel momento passò Fetisov, il comandante della polizia criminale della regione che si ricordava nitidamente di Chikatilo, arrestato 6 anni prima.
Stavolta le indagini vennero condotte in maniera molto accurata e seria e la polizia si accorse di una innumerevole quantità di coincidenze, dettagli, indizi che portavano alla quasi certezza di aver trovato finalmente l'assassino che cercavano da anni. Chikatilo venne messo sotto controllo e seguito in ogni suo spostamento sperando di poterlo cogliere in flagranza di reato, il che permise di verificare di verificare l'insana abitudine di Chikatilo ad avvicinare ad ogni occasione bambini ed adolescenti nel tentativo di circuirli. Alla fine per non correre rischi la polizia decise di passare all'azione ed alle 15.40 del 20 novembre 1990, Chikatilo, mentre si trovava in un bar, venne arrestato da alcuni agenti in borghese senza opporre resistenza. L'odissea criminale di uno dei più sanguinari serial killers della storia era finita.
Subito dopo l'arresto, Chikatilo venne sottoposto a nuovi esami dei fluidi corporei che rivelarono la particolarità fisiologica che lo aveva salvato fino ad allora e ben presto ammise le sue colpe fornendo agli inquirenti una lunga e dettagliata confessione dei suoi crimini.
Chikatilo, che secondo alcuni soffriva di una deviazione sessuale gravissima conosciuta come erotofonofilia (che porta chi ne è affetto a ricavare piacere dall'atto dell'uccisione in sé e dalla sofferenza della vittima, la stessa deviazione del celebre serial killer tedesco Peter Kurten) venne portato a processo nel 1992 sotto una massa di prove schiaccianti.
Il processo fu una specie di spettacolo in mondovisione, con l'assassino in gabbia che, davanti alle telecamere di mezzo mondo, si comportava in maniera bizzarra, spogliandosi nudo, urlando, cantando e facendo strane smorfie mentre la folla intorno a lui gli gridava tutto il suo odio e chiedeva al giudice di consegnarlo a loro. La difesa tentò la carta dell'infermità mentale ma si rivelò una mossa del tutto inutile, il processo, praticamente a senso unico, terminò in breve tempo con la condanna a morte dell'imputato.
Chikatilo venne in seguito giustiziato con un colpo di pistola alla nuca il 15 febbraio 1994.
Sua moglie Fayina, che all'inizio non riusciva a credere che il marito potesse essersi macchiato di tali crimini, fu trasferita per motivi di sicurezza a Kharkov insieme alla figlia, e si risposò tempo dopo con un altro uomo.



  A&E Biography of Andrej Chikatilo - In Inglese - (Parte 1-2-3-4-5-6-7-8)



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